rigirandola

-"Io non sono confuso. La natura non conosce sentimenti fuori luogo. Si confonde solo l'uomo senza amore", Isidore Ducasse, apocrifo. -"Chi ha subito un danno è pericoloso perchè sa di poter sopravvivere"

Se ti senti grande e fecondo nella solitudine, la società degli uomini ti diminuirà e ti renderà sterile e inversamente, se sentirai una possente dolcezza, simile alla dolcezza della paternità, là dove questo sentimento si sarà impadronito di te, là dovrai edificare la tua dimora. Nella folla brulicante o nel silenzio.

mercoledì, 08 luglio 2009

-Post criptico-

BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.
BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.
BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.
BENE.BENE.BENE.BENE.BENE.
Ci sei riuscito. Hai portato a termine il tuo obiettivo e con esso hai distrutto
quanto di piu' bello, oltre che l'amore per mio figlio, io abbia mai provato.
Ci sei riuscito. Hai distrutto, la tua furia ha seminato ancora, hai ucciso ancora, stavolta non con un arma da fuoco.
Ora procederai con l'espiazione, così come per quei due omicidi.
Volevi proseguire con la distruzione dell'amore e, per caso, stavi portando via anche la mia testa, la mia psiche, il mio equilbrio.
Per caso, giusto perchè entrava nel tornado stavi facendo entrare anche il piccolo.
Ora procedi come da copione con la tua espiazione.
ALTRO DELIRIO.
Da oggi in poi fatti tuoi.
Io me ne esco e mi inchino di fronte a tanto male.
Da ora tu sei fuori di me e per me non sarai altro che un rifiuto da attuare.
postato da rigirandola alle ore 23:34 | link | commenti
categorie: diario
mercoledì, 08 luglio 2009

-Ale e la mamma-

Ale cresce, è sempre piu’ bello ed io sempre piu’ felice, ma oggi molto triste.
Le mie difficoltà personali lui le assorbe come un nutrimento.
La mia mancanza di struttura, la mia mollezza, mancanza di fiducia nella mia autonomia mi sembra che le abbia carpite e così fa il pagliaccio, sberleffa, si butta a terra imitando Chaplin ne “Il circo”, ne “Il monello”. Non si applica, credo che abbia timore di non riuscire, non ha una piena autonomia.
Al di là delle masturbazioni mentali è vero che le difficoltà materiali incidono, la mancanza di disponibilità economiche incide su questo stato di cose. Finalmente cominceranno il lavori per la sua stanzetta, lì avrà la possibilità di sentire se stesso maggiormente ed io cercherò di aiutarlo.
Una mamma che lavora, una mamma che ha le sue difficoltà personali non ancora risolte ed una mamma che gestisce quasi tutto da sola è una mamma che sbaglia.
Questo mi rende triste.
Lui è arrabbiato con me, credo che lo sia perché pensa dentro di sé che io rifiuti il suo papà.
Oggi ho letto questa frase che scrisse tempo fa e che non conoscevo.
 La scrisse a scuola per  descrivere la scena che raffigurava  un uomo ed una donna:
<<C’era una volta il signor Peppe, ha incontrato la moglie ed era triste perché non la vuole incontrare ed è arrabbiato!>>
Oggi sono triste, penso che sia inutile puntare il dito sulle mancanze e sulle irresponsabilità degli altri, ma sia necessario che prenda io in mano la situazione.
 
PS:
senso di colpa equivale a sentirsi colpevole,
chi si sente colpevole si sente cattivo
e chi attribuisce un valore morale all'essere cattivo
pensa, conseguentemente, di dover essere punito.
Spesso si autopunisce e così la storia continua.
Come un cane che gira intorno per mordersi la coda.
postato da rigirandola alle ore 08:22 | link | commenti (1)
categorie: diario
martedì, 07 luglio 2009

...come il chiedere una mano...

Quanti di quelli che fluttuano nella blogsfera conoscono la mia vera identità?
Pochi, quattro o cinque persone.
Credo che sia necessario cambiare, ma a cominciare da dove?
Dal cercare di spezzare le catene che mi tengono ancora legata ad una persona, ma temo ormai di essermi abbrutita in questa fluttuazione virtuale.
La scelta non è stata mia e non avrei voluto questo, anzi, conoscendo le insidie del virtuale ho cercato di tenermene alla larga, ma sono stata tirata per i piedi e la mia posizione non ha tenuto, ho traballato, ho ceduto ed oggi mi sento così, altalenante come una bandiera e immersa in questa confusione e in questo tedio che tanto detesto.
Come se mi avessero castrato, non so se l’intenzione sia stata quella, non so se il tentativo di castrazione sia stato volontario, se mi sono data al gioco della vittima, certo so che non avrei voluto questo.
Eppure piu’ che vittima io mi penso come carnecife, ma questo apparterrà alla visione distorta che ho di me.
Certo è che questo mio non è un tentativo di colpevolizzare, ma di cercare di capire.
So solo che non avrei voluto questo e sono stata molto chiara nell’esprimere questo pericolo.
Ed ora?
Cosa fare?
Da che parte pendere?
E’ frustrante questo senso di confusione, questa paura che mi immobilizza e che non mi permette di percepirmi piu’ come soggetto attivo.
In balia…
In realtà credo che la difficoltà personale piu’ grande, quella di cui mai parlo è proprio quella di affidarsi, è nella paura tentacolare del sentire l’altro/a vicino e il virtuale non ha fatto altro che rafforzare questo male.
postato da rigirandola alle ore 15:58 | link | commenti (1)
categorie: diario
lunedì, 06 luglio 2009

-E se ricominciassi...-

...appunto, dicevo, e se ricominciassi a scrivere di me, come un esercizio di vita, di scrittura, di occhio rivolto verso il dentro e poi pubblicato verso il fuori?
E' da un pò che non lo faccio e quando l'ho fatto, ultimamente, sono stata un pò criptica.
Poi ho perso tanti amici su splinder e in rete perchè non ho coltivato la dimensione pubblica virtuale.
Chissà se ci riprovassi, se lo facessi di nuovo.
Quasi quasi ci provo...
Insomma...come sto? Tanto per cominciare...penso bene, ultimamente il terapeuta mi spinge a sentire nella corporeità il  mio stato d'animo, le mie emozioni, inducendomi a raffinare la consapevolezza del sè interiore attraverso il sè esteriore, non perchè io pensi che siano disgiunti, lo scollamento è solo apparente.
Quindi come sto...penso bene, mi manca una persona cara che non posso piu' sentire perchè viaggia su binari dell'irresponsabilità ed io ho dovuto salvarmi.
E' passato un anno giusto da un evento che mi ha fatto molto male e che ancora non ho digerito.
Sono accadute tante cose, ma non è avvenuta una vera e propria trasformazione, non in merito a quell'evento, almeno.
Non l'ho elaborato come avrei dovuto, è ancora sospeso.
Il mio cuore è ancora legato e non so se ciò sia sano o meno, realmente non lo sò.
Sto provando a comprendere meglio, fatto sta che nella mia vita sono passate altre persone, alcune si sono radicate, ma queste sono amicizie femminile forti e nuove foriere di piacere e di crescita, quelle maschili, invece, sono andate.
Durante il cammino ho perso una persona che mi piaceva molto, ma non sono stata in grado di accettare il suo non essere reale con se stesso ed ho prefertito chiudere prima che ci potessimo fare del male, di lui mi rimane un ottimo ricordo anche se sono arrabbiata, per certi versi con lui.
Le delimitazioni personali si definiscono sempre di piu’ e questo per effetto della terapia, d’altronde ero ben cosciente della mia difficoltà ad attuarle.
Diciamo che la difficoltà fondamentale si è rivalata quella relativa all’identità personale e ci sto lavorando.
Vorrei giungere ad avere una percezione di me piu’ forte e chiara, così da potre godere appieno della felicità che si puo’ carpoire qui sulla terra.
I rom dicono che la loro unica religione è la libertà e che per non rinunciare ad essa loro non ambiscono al potere sulla terra, all’accumulo di ricchezze e che il loro obiettivo è il godimento di tutto quanto ci viene offerto.
Interessante, no?
Buona giornata a chi passerà, se qualcuno/a passerà.  :)
postato da rigirandola alle ore 08:13 | link | commenti (2)
categorie: diario
mercoledì, 01 luglio 2009

Falsità, ipocrisia di chi ha scelto di condurre una vita basata solo ed esclusivamente sul raggiungimento dei traguardi personali e dei culi piu’ stretti al proprio, alias figli/e, culi tonificati da estenuanti allenamenti da immaginario filo-hitleriano, mamme e padri che mangiano i loro figli incapaci di donare qualcosa che vada aldilà di qualche monetina, donne che della loro identità culturale mitica hanno conservato solo la vagina, tacchi spropositati e cosce continuamente pressurizzate, anticellulitici in commercio, massaggi, tiraggi della pelle, uomini che non hanno neanche piu’ il coraggio di tenere i loro occhi per piu’ di qualche secondo negli occhi dell’altra, maschi dai petti depilati ben in vista, femmine bardate nella loro maschera di dire il contrario dei quello che si pensa nell’illusione di rubare a questa vita un’ora di possesso, bambini incattiviti nei loro egoismi, genere umano che violenta il pianeta e l’esistente convinto com’è di poter governare il mondo secondo il proprio piacere.
Cultura materiale che si allontana sempre di piu’, occhi e cuori instabili.
Questa mi sembra la nostra povera umanità.
E, di converso il mio sogno che perdura.
Perdendomi negli occhi e nei cuori di quella mia proiezione, chi sarà mai questo sconosciuto che abita i miei sogni? Mi abbandono a lui con fiducia e il silenzio governa il nostro amore, le parole sono quelle essenziali e la capacità di camminare verso il bene ormai acquisita. Mi abbandono a questo sogno padre con fiducia e le sue labbra sfiorano le mie e il mio corpo vibra di desiderio, del suo, del mio, del nostro. In questa unione quasi mistica sembro ritrovare il senso della ricerca, di questa mia esistenza, dell’esistenza in genere, senso che mi sembra di intravedere in questa parola tanto abusata, a noi ormai sconosciuta, questa parola che a fatica riesco a pronunciare, questa parola un tempo si chiamava Amore.
Rispecchio nei miei occhi quello che cerco, in quello sconosciuto, quello sconosciuto che forse non esiste. Si dice che non si puo’ vivere di quell’illusione, di quel sogno, ma che bisognerebbe convincersi che non esiste e lottare per tirare avanti le nostre giornate come un carretto pesante assai, godendo degli squarci di luce donatici, così si dice, così sento dire e che dovrei scegliere dio adattarmi a questo, ma il mio sogno mi abita ancora.
In quello sconosciuto così essenziale, centrato, leale, in quello sconosciuto capace di amare…
postato da rigirandola alle ore 08:57 | link | commenti (4)
categorie: diario, parole in libertà
lunedì, 29 giugno 2009

Ma FFanculo, trovarsi stampata addosso una diagnosi di masochismo semi accentuato.
Pensare ai volti che scorrono nel film della propria memoria, ai cuori che si dichiaravano lacerati e sentire il vuoto e l’angoscia che dilaga nel cuore come un virus inarrestabile.
Poi azionare la razionalità e sapere che non devo sentirmi così, che il mio sentire, la mia percezione è assolutamente scollata dalla realtà delle persone a cui la mia mente va.
Trovarsi a combattere con i mostri creati non dalla propria testa, ma da esseri umani in carne ad ossa che tutto hanno fatto, fuorchè la cosa piu’ sana, dedicare parte del loro tempo ad un lavoro volto alla personale guarigione.
Sentire la rabbia che scoppia dentro ed avere la consapevolezza che basta, basta, non è piu’ il caso di dirigermela contro.
Sapere tutto questo e sentirmi avviluppata dalla mia vita, immersa in questo magma indistinto, alla ricerca di qualcosa che somiglia ad un calore, ma non crederci.
Si crede in ciò che si conosce, si ha paura di quello che non si conosce.
E così avere chiaro nella mente tutto il teorema e provare a navigare contro, contro il proprio male.
Ma l’amore è senz’altro qualcosa di diverso dalle vari presunzioni non dichiarate, dai vari uomini rifiutati nel tempo che, oggi, pensano solo alla salvaguardia del proprio culo, ma l’amore è ben diverso dalle chiacchiere inutili di chi non ha fatto altro che usare. Esistono problematiche personali, senz’altro, ma esiste anche la capacità di poter guarire dal proprio male e la responsabilità di non voler infliggerlo ancora agli altri.
In me tanta rabbia, tanta e le parole navigheranno ancora dentro di me senza un padrone che le tenga, le sue ultime parole vorrei vomitargliele addosso e far sentire a lui tutto il male che ha generato, vorrei non dovermene uscire ancora da perdente, vorrei che la responsabilità dovuta e mancata come un boomerang tornasse indietro per scalfire, ma so che tutto questo “vorrei” apparterrà ancora al mondo dei desiderata perché non esiste altra strada che quella di chiudere piano piano tutte le porte con il passato per riavviarmi sulla mia.
Sulla mia, perché è possibile cambiare strada, è possibile rinnovare la nostra vita.
E ai vari Luigi, Davide, Adriana, Gaetano, Monica, Alessandro, Fabrizio, Maurizio, Bruno, Fabiana, Anna, Luca, Sergio, Antonio, Elena, Marcello, Ivano, Barbara, Bruna, Alois, Angelo, Franco dire un grande ffanculo, ma così grande che rimbombi nelle loro vite.
postato da rigirandola alle ore 11:19 | link | commenti
categorie: diario, parole in libertà
giovedì, 25 giugno 2009

postato da rigirandola alle ore 11:44 | link | commenti (2)
categorie: passione, utopia, piacere
mercoledì, 24 giugno 2009

-La maledizione del Congo

La maledizione del Congo 

di Piero Morandini

La Repubblica Democratica del Congo, l’ex Zaire del dittatore Mobutu e, ancor prima, l’ex Congo belga di re Leopoldo II, è attualmente uno dei paesi meno sviluppati dell’Africa e quindi del mondo. Il territorio è pero ricco d’acqua e di minerali preziosi: oro, diamanti, rame, stagno, coltan, bauxite, ferro, manganese, carbone, petrolio, coblato. Perché gli abitanti di uno dei paesi potenzialmente più ricchi del pianeta vivono in un tale sottosviluppo cronico? Quali fattori naturali, storici, politici, economici hanno provocato questa situazione? La RDC è un territorio enorme, attraversato da innumerevoli corsi d’acqua (il più importante è il fiume Congo e i suoi affluenti), coperto per gran parte da una fittissima foresta pluviale, senza accesso al mare ma con cinque grandi laghi. La conformazione geografica del paese ha influito sulla sua storia passata e recente. Ragioni naturali hanno condizionato dal principio, dalla nascita dell’agricoltura con la conseguente sedentarizzazione dell’essere umano 13.000 anni orsono, il destino dei nativi.

Hanno rappresentato un handicap insormontabile che nel corso della storia si è aggravato scavando un solco sempre piu profondo con i paesi dell’area e con il resto del mondo. La foresta pluviale non consentiva la produzione di un surplus agricolo che lasciasse tempo e forza agli membri della comunità da investire in altre attività; non permetteva la mobilità necessaria per scambiare conoscenze e merci con altri popoli; ha isolato gli abitanti non solo dalla costa ma anche al suo interno facendo loro addirittura parlare lingue differenti, più di 250 lingue sono quelle attualmente parlate.

Un ambiente ostile ha ritardato lo sviluppo di quest’area. Una madre silenziosa ha protetto i suoi figli dalle influenze esterne, li ha soffocati in un abbraccio mortale. La foresta, la foresta, l’orrore della foresta equatoriale. L’orrore delle tenebre così ben raccontato da Conrad. Nessun popolo ci si è addentrato, nessun colonizzatore prima dei belgi, nessun mercante, nessun missionario. Nel corso della storia nessuno l’ha sfidata, nessuno l’ha coltivata, nessuno ha osato aprirsi vie di accesso.

La storia sconosciuta del Congo parla di regni tribali Bantu che durante il VII secolo sembrano essersi installati sulle rive del fiume Congo e dei suoi affluenti provenienti dal golfo di Guinea, dall’attuale Nigeria. La storia conosciuta del Congo comincia alla Conferenza di Berlino del 1884-85 con l’assegnazione del territorio al re del belgio Leopoldo II che fece del paese uno Stato indipendente quale sua proprietà personale e gli diede il nome di Stato Libero del Congo, assumendo per sè il titolo di Sovrano del Congo. La struttura governativa dello Stato Libero appariva decisamente inadeguata alle dimensioni del Paese, ormai fuori controllo, sicchè nel 1908 Leopoldo II inserì il Congo nel novero delle colonie belghe, rinunciando a un impraticabile possesso privato ma proseguendo una sottomissione delle popolazioni native con metodi brutali. Con l'avvento delle indipendenze africane causata dall'impossibilità delle potenze europee di mantenere costosissimi imperi coloniali, la situazione degenerò e le lotte intestine si moltiplicarono. Il Belgio non aveva più la capacità di gestire direttamente un territorio così vasto e complesso.

Nel 1959, dopo aver lasciato il paese per sottrarsi alla prigione, Patrice Emery Lumumba, uno dei principali protagonisti della lotta per l'indipendenza del paese, decise di partecipare alla Conferenza di Bruxelles sul Congo (20 gennaio - 20 febbraio 1960), riuscendo ad imporsi come uno dei protagonisti di primo piano. Temendo una guerra d'indipendenza, il governo decise di ritirarsi, concedendo l'indipendenza al Congo il 30 giugno 1960. Lumumba divenne primo ministro. Nel frattempo l'esercito, al cui comando erano rimasti ufficiali belgi, si fece talmente caotico che buona parte del personale di alto grado preferì ritirarsi, svuotando l'impalcatura amministrativa dell'esercito, sempre più in mano a caporioni locali. La questione si inserì nel gioco della guerra fredda e Stati Uniti, con le proprie multinazionali economiche, e URSS, con le proprie multinazionali politiche, tentarono di lusingare il Congo.

Lumumba appariva più orientato verso l'allineamento con l'Unione Sovietica, ma l'ingovernabilità del Congo fece sì che l'esercito prendesse il sopravvento. Emerse il colonnello Mobutu, che fece arrestare e condannare a morte Lumumba nel gennaio 1961. Mobutu Sese Seko, già capo di stato maggiore dell'esercito nel 1961, raggiunse in breve tempo il potere assoluto. Nel 1965 destituì Joseph Kasavubu, capo di stato ormai privo d'ogni potere, inaugurando un regime lunghissimo e caratterizzato da un forte culto della personalità e da ambizioni notevoli in politica estera. Già nel 1965, con l'esecuzione di cinque ministri del suo governo accusati di alto tradimento (eseguita nello stadio di Kinshasa/Leopoldville e trasformata in un macabro spettacolo), Mobutu mostrò il suo modo di intendere le cose: ogni atto governativo o giudiziario deve essere presentato al popolo come dimostrazione di potenza dello Stato. Assunto il titolo ufficiale di Maresciallo-Presidente, con poteri assoluti, Mobutu organizzò un proprio partito unico, il Movimento Nazionale Rivoluzionario (MNR), col compito di dare un nuovo volto culturale al Paese, basato sulla tradizione e sulle consuetudini locali. Ma questo non risolse la crisi, che infine venne decisa dall'attacco di forze ribelli ruandesi ed ugandesi coalizzate sotto il comando di Laurent-Dèsirè Kabila.

Nel 1996 le sue forze furono sopraffatte dal nemico e Mobutu, ormai stanco e malato, dovette fuggire in Marocco, dove morì nel 1997. Nel 1997 il Generale Laurent-Dèsirè Kabila vittorioso nella guerra civile si proclamò Presidente assoluto, governando per decreti e instaurando al potere il proprio clan in sostituzione di quello del suo rivale ormai defunto.. Nel 1998, ribelli Tutsi, organizzati in gruppi armati, iniziarono una dura lotta contro le fazioni fedeli al presidente Kabila, spalleggiato dagli eserciti di Angola, Namibia e Zimbabwe. Una "guerra mondiale africana", com’è stata definita, che vide combattersi sul territorio congolese gli eserciti regolari di ben sei Paesi per il controllo dei ricchi giacimenti di diamanti, oro e coltan del Congo orientale. Il Congo si è così ritrovato diviso in una parte orientale controllata dai ribelli e una occidentale ancora in mano alle truppe di Kabila. Almeno 350mila le vittime dirette di questo conflitto, 2 milioni e mezzo contando anche i morti per carestie e malattie causate dal conflitto. Nel 2001 Kabila fu assassinato. Gli successe il figlio trentenne Joseph Kabila attraverso le prime elezioni democratiche nel paese nell’anno 2007 prima della quali ci sono voluti due anni interi per fornire un identità alla popolazione votante.

L’eredità piu pesante lasciata da Mobutu è la disgregazione totale del tessuto sociale del paese. Seguendo le direttive del dittatore che letteralmente ordinò al suo popolo di arrangiarsi, generazioni di congolesi hanno combattuto e combattono una vera e propria lotta tra poveri, nella quale ognuno approfitta dell’altro grazie alla posizione familare o sociale. Non esiste senso del bene comune, nessuna solidarietà diffusa. Ogni cittadino, abbandonato dallo Stato, fa di tutto per sopravvivere a discapito degli altri. La corruzione è un sistema che, dalla scala familiare, si allarga fino alle piu alte cariche dello stato. Stato che è tale solo sulla carta, poco più che una linea tracciata da potenze straniere. In definitiva la RDC non esiste, non esistono le sue infrastrutture, non esiste il suo esercito (vedi la vulnerabilità dei suoi confini), non esiste il suo sistema sanitario, non esiste il suo sistema educativo (lo stato non arriva infatti a pagare i salari del personale sparso nel suo enorme territorio).

L’educazione e la salute potrebbero rappresentare la sola possibilità di inversione della tendenza ma gli avidi e corrotti governanti, colpevoli quanto le potenze straniere della condizione in cui versa il paese, non investono nessuna risorsa nello sviluppo preferendo mantenere il popolo debole, malato e ignorante per meglio assoggetarlo. Una vulnerabilità sociale, biologica e culturale della quale approfittano solo i pochi politici beneficiari dei contratti milionari firmati con le multinazionali estere per lo sfruttamento del ricco sottosuolo. Governanti che giocano il ruolo di eterni padri del popolo rendendo lo schema culturale padre-figlio insuperabile, inculcando nelle menti delle persone l’impossibilità di farcela da soli, rendendoli sempre dipendenti da qualcuno o qualcosa.

L’economia congolese non esiste e non è mai esistita. L’assenza di vie di comunicazione interne non permette lo sviluppo di nessun tipo di sistema produttivo nazionale. Le grandi città si trovano guardacaso tutte sui confini e partecipano alle economie dei paesi limitrofi. Gli interessi economici dei paesi confinanti, delle grandi potenze internazionali, delle multinazionali e dei politici locali costringono il paese in ginocchio senza nessuna possibilità di ripresa. La RDC sarà l’ultimo paese dell’Africa a sollevarsi. La sua ricchezza sotterranea gli ha attirato molti piu problemi che vantaggi. La fame di ricchezza di uomini senza scrupoli ha provocato guerre e sofferenze al “popolo della foresta”. Gli ultimi avvenimenti rafforzano solo una tendenza cominciata con l’arrivo dei belgi e che non ha visto pause nella storia di questo sfortunato paese. I minerali hanno attirato su questo territorio energie negative dall’esterno come dall’interno, le mire di troppe potenze, addirittura le cariche magnetiche dal sottosuolo. La maledizione del Congo. La maledizione di un territorio coperto da una foresta oscura cresciuta per caso sopra enormi giacimenti di minerali che l’uomo considera preziosi. La natura continua silenziosa a domandarsi il perché.

 

postato da rigirandola alle ore 14:39 | link | commenti (2)
categorie: documenti, storia, geopolitica, congo, potere, multinazionali, dis/umanità, crimini di stato
venerdì, 19 giugno 2009

e ricomincia l'inganno

E ricomincia il tormento
E ricomincia l’inganno
Quell’inganno di una realtà che non è altro se non proiezione del dentro.
Perché la realtà esterna è solo illusione, miraggio.
E in questo torbido mi muovo, mi districo.
Dal grosso scartato cesello il futuro incanto.
E contrappongo immagini di morte, di sofferenza reale
Alla mia fittizia del corpo
E la psiche ritorna
E l’inconscio e i suoi tormenti
E mi sento consapevole di me
E non basta
E non basta
-PROSIEGUO-
prosieguo
postato da rigirandola alle ore 10:05 | link | commenti (2)
categorie: diario, dietro, parole in libertà
lunedì, 15 giugno 2009

-Primo esperimento-

Ce l'ho fatta, il risultato è pessimo, ma chissenefrega, ci sono riuscita e questo per me è già tanto, ora devo verificare solo se questa è la mia strada e lo potrò capire solo continuando.

Erano venti anni che ero bloccata, poi un pò di introversione con accompagnamento e le parole di Luigi ed ecco avvenuto il  mio miracolo interiore.

Il risultato è pessimo, ma, considerando che ad un certo punto mentre dipingevo  mi sono detta "Ma V. non sai fare proprio un cazzo" e, di conseguenza, stavo per abbandonare, considerato ciò, dicevo, sono felice.

E' il mio secondo. In tutta la vita non avevo mai avuto il coraggio di verificare se questo sogno potesse essere realizzato, ero praticamente terrorizzata.

All'età di 17 anni avevo un altro sogno, era un sogno d'amore e ricordo di essermi rivolta a qualcuno in modo aleatorio, come una preghiera e mi dissi "Se mai riuscirò a stare con lui non lo lascierò mai", era per me come un principe, un sogno d'amore e di vita, per me lui rappresentava la luce, invece dopo tempo lo lasciai, eh sì, la mia promessa si andò a fare fottere lasciando spazio a ben altri impulsi.

Oggi ho 35 anni e per la prima volta ho compreso qualcosa di quella mia lontana esperienza magnifica d'amore, ma, come ha detto un amico "quel tempo è passato e inesistente, rivive solo nei ricordi e non dovrebbe  nenache essere piu' questi, il passato ed il futuro sono solo un'illusione."

Non aggiungo altro in merito, se non che questo esperimento lo dedico a lui.

... dipingendo dipingendo mi stavo incartando ed improvvisamente ho compreso che dovevo abbandonare la testa, lasciarla, lasciarla finalmente andare, aprirmi, è solo un esperimento, continuerò...

 

blog

 

 

 

postato da rigirandola alle ore 08:17 | link | commenti (4)
categorie: diario

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Chi sono... compito arduo, se proprio ci tieni puoi venire a leggere...

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